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Indossare la passione per i dati

Avete presente quelle pubblicità con musica di tendenza… sospiri… modelle e/o modelli mozzafiato che finiscono con una di quelle frasi sussurrate… “Wear your passion”.

Bene. Non avevamo i soldi per produrre qualcosa del genere, ma l’effetto che volevamo ottenere era proprio quello.

La passione è un ingrediente fondamentale nel processo di apprendimento, quale che sia la materia che si vuole imparare. I tanti anni nelle aule di formazione non hanno fatto altro che confermarmelo. Non bastano le conoscenze teoriche, non bastano le abilità tecniche, serve anche un pizzico di passione, la scintilla che ti spinge a rubare ore ad altre attività, a cercare di migliorarti, a metterti alla prova.

Cerco sempre di far scattare la scintilla della passione in chi partecipa ai miei corsi. A volte non serve perché bruciano anche più di me. Altre volte è indispensabile perché vivono la materia in una dimensione puramente tecnica e a volte come qualcosa di imposto.

Per stimolare la passione mi muovo in tre direzioni, scegliendo di volta in volta verso quale spingermi di più.

La prima strada passa per l’esplorazione. Bisogna scoprire i limiti estremi della materia, vette che probabilmente non raggiungeremo mai ma la cui conoscenza ci stimolerà costantemente. In questo senso mostro progetti incredibili, creati da designer talentuosi, che mostrano quanto la comunicazione dei dati possa essere emozionante, coinvolgente… in una sola parola appassionante.

La seconda strada passa per la contaminazione. Faccio un esempio banale. Puoi studiare programmazione e sicuramente le basi teoriche sono importanti ma poi devi calare le tue conoscenze in qualcosa di personale, non so… un progetto che ti sta a cuore, un argomento che ti appassiona. Se sei un tifoso di calcio… sviluppa un’app con le statistiche della tua squadra. Se ti piacciono le rose, crea un programma per la loro catalogazione. Le materie che insegno si prestano molto perchè sono argomenti trasversali: dati e storie esistono in ogni ambito e percorrono tutti i settori. E’ sufficiente mostrare quanto sia facile calare nel proprio orticello personale il seme del sapere… e il gioco è fatto.

La terza strada è forse la più sorprendente e passa per l’ironia. Con dati e storie si può anche sorridere. Sulle regole dell’information design e dello storytelling si può scherzare. Guardare il mondo intorno a sè con uno sguardo ironico rende facile qualsiasi materia, anche la più complessa.

Ora che vi ho detto di queste tre strade che amo percorrere, torno all’incipit di questo articolo, a quel Wear your passion che stavamo sussurando. Vorremmo rendere fisico, concreto, tangibile questo approccio alla passione per i temi dell’information design e del visual storytelling. Lo avrete forse già visto curiosando nel sito. Non si vendono solo corsi, ma anche oggetti fisici: magliette, tazze, borse, adesivi, poster, e tanti altri oggetti. L’obiettivo, nel lungo periodo, è di fare di Cartesiani un brand di nicchia, un punto di riferimento per chi ama questi argomenti o chi comunque guarda il mondo che ci circonda con lo stesso approccio ironico.

Vestendo una maglietta, impareremo a non fare i grafici in 3D. Sorseggiando una tazza penseremo (sorridendo) a Chuck Norris che fa i grafici e allora magari il prossimo report sarà meno pesante. Guarderemo una serie su Netflix e ci immagineremo di visualizzare le reazioni degli spettatori. Indossando una felpa urleremo al mondo la nostra passione.

Probabilmente è uno dei tanti sogni che non si realizzeranno. Ma proprio non volevamo lasciarlo nel cassetto. Insieme alle felpe 😉.

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